Museo di Farneta
ATTENZIONE:
IL MUSEO DI FARNETA, COSI' COME DESCRITTO IN QUESTE
PAGINE E' ATTUALMENTE CHIUSO e NON E' VISITABILE.
IL NUOVO MUSEO E' IN FASE DI ALLESTIMENTO PRESSO
L'EDIFICIO
DELLA EX
SCUOLA
ELEMENTARE
DI FARNETA
E
VERRA' DENOMINATO "ANTIQUARIUM"
Il
nuovo Antiquarium si profila non solo come un centro
di documentazione cristallizzato
nel ricordo dell’operato di Don Sante,
ma come una testa di ponte del sistema del parco
archeologico
sul versante della Valdichiana senese e il centro
da cui si dipartiranno le vie dei fossili, futuri percorsi
trekking che ripercorrono i grandi rinvenimenti
paleontologici della Valdichiana.
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Al
numero civico 2 (ove, fino a poco tempo fa, abitava il piccolo colono
sagrestano) c'è il Museo - Antiquarìum, con reperti archeologici
e paleontologici. Un cartello avverte: " Museo fatto in casa.
Ingresso libero ".
Nella prima stanza, a sinistra, possiamo ammirare una Tomba alla
Cappuccina con uno scheletro, proveniente dalla necropolì paleocristiana
di Fameta, scoperta nel podere di Federigo Calussi il 30 Agosto
1985. Lo scheletro è di sesso maschile; l'età alla morte sembra
essere avanzata, come indicano le condizioni dei denti, le alterazioni
della superficie sinfisaria dei pube e la presenza di artrosi, con
osteofiti, in corrispondenza delle articolazioni vertebrali.
Tre urne cinerarie etrusche, la succitata Pila Acquasantiera;
varie sculture romane, capitelli e sculture medioevali;
due
statue in terracotta, di arte popolare dei Tre-Quattrocento, raffiguranti
San Pietro e San Paolo apostoli; la copia in calco di gesso
(con due esemplari, in argento dorato, di Crocifisso e orecchino)
della matrice per orafo - l'ormai noto "Crocifisso di Farneta"
- dell'VIII secolo, opistografa, cioè incisa nelle due facce, in
pietra dura, trovata, nel 1938,in un campo dietro la canonica: la
depositai, per maggiore sicurezza, nel Museo Diocesano di Cortona;
monete romane e medioevali, trovate qui accanto alla Chiesa,
e le due medaglie dei "Popolo di Farneta l'anno 1882 " in oro e
in argento. E' pregevole la scultura in legno, a grandezza naturale,
dei Cristo Risorto, dei primi del Seicento, di Niccolò di Smeraldo
Salvi di Lucignano (Arezzo)
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